Il diabete mellito di tipo 2 è un problema sanitario globale con un elevato onere finanziario e sociale per il sistema sanitario. 

Secondo l’International Diabetes Federation (IDF), il diabete colpisce oltre il 10% della popolazione adulta e si prevede che saliranno a 578 milioni entro il 2030 e 783,2 milioni gli individui che ne saranno affetti entro il 2045. Il 5-10% di persone con prediabete sviluppa ogni anno la patologia.

L’infiammazione e lo stress ossidativo sono fattori prevalenti e chiave che contribuiscono alla progressione della malattia e delle sue complicanze; ciò è in parte dovuto all’aumentata permeabilità intestinale, presente nei pazienti con diabete. 

L’alterazione della permeabilità intestinale provoca il passaggio dei lipopolisaccaridi attraverso la mucosa intestinale, la loro successiva immissione nel flusso ematico aumenta l’infiammazione e lo stress ossidativo sistemico. I lipopolisaccaridi sono componenti della membrana cellulare esterna dei batteri Gram negativi in grado di suscitare una risposta immunitaria una volta entrati nel circolo ematico.

Inoltre, la disfunzione metabolica nel diabete di tipo 2 può comportare la produzione di grandi quantità di specie reattive dell’ossigeno, i cosiddetti ROS nei mitocondri, che provocano stress di tipo ossidativo.

Le adipochine come l’adiponectina (proteina prodotta dal tessuto adiposo, in particolare dalle cellule adipocitiche bianche) e la leptina (ormone proteico) svolgono un ruolo cruciale nella regolazione del metabolismo del glucosio. 

Il concetto di regolazione del microbiota intestinale con probiotici, prebiotici e simbiotici è un approccio promettente nella gestione del diabete di tipo 2.

Gli studi sul microbiota intestinale hanno, infatti, dimostrato un’associazione tra la disbiosi intestinale (squilibrio dei microbi nell’intestino) e diverse malattie croniche, tra cui obesità, malattie infiammatorie e diabete di tipo 2, e il suo ruolo potenziale nel plasmare le risposte fisiopatologiche dell’ospite. La modulazione del microbiota intestinale migliora l’espressione dell’insulina e dell’adiponectina e diminuisce l’infiammazione di basso grado nel diabete di tipo 2. 

CHI è il MICROBIOTA? 

Conosciamolo meglio!

L’insieme dei microrganismi che abitano il corpo umano, i loro genomi e i metaboliti (molecole prodotte) così come l’ambiente in cui vivono, è chiamato Microbiota. I microrganismi che fanno parte del microbioma possono essere isolati da tutte le aree in costante contatto con l’ambiente esterno, come ad esempio: la pelle, il tratto respiratorio superiore o il tratto urogenitale; tuttavia, essi sono più abbondanti nel tratto gastrointestinale. La nostra relazione interdipendente con il microbiota intestinale si instaura durante i primi tre anni di vita. 

Il corpo umano fornisce un ambiente stabile e ricco di sostanze nutritive per i microrganismi che lo abitano e, in cambio, riceve una serie di benefici che includono:

  •  la stimolazione del sistema immunitario
  •  una migliore digestione e assorbimento del cibo
  •  una ridotta crescita della flora patogena
  •  il mantenimento dell’integrità della barriera intestinale. 

Questi effetti positivi dell’interazione tra il microbiota e il tratto gastrointestinale possono essere osservati non solo localmente, ma anche in organi distanti, per la distribuzione sistemica di sostanze e cellule prodotte nell’intestino. Questo fenomeno è chiamato asse intestino-organo, in base al quale possiamo distinguere l’asse intestino-cervello, intestino-pelle, intestino-polmone e così via.

Diversi fattori possono influenzare la composizione del microbiota a partire dal periodo perinatale, tra cui la composizione del microbiota intestinale materno, la modalità del parto e il tipo di cibo consumato dalla madre, la terapia antibiotica e lo stress. Inoltre, molti studi hanno dimostrato che uno squilibrio nel microbiota intestinale – la disbiosi – può portare allo sviluppo di malattie allergiche o autoimmuni, come ad esempio le malattie infiammatorie intestinali, il diabete di tipo 1 e 2, il cancro e i disturbi psichiatrici. Pertanto, le strategie e le preparazioni terapeutiche che influenzano la composizione del microbiota e, quindi, il benessere del paziente, sono diventate sempre più popolari.

MODULAZIONE del MICROBIOTA 

Attualmente ci sono tre modi principali con cui il microbiota può essere modulato, attraverso l’uso di:

  • Prebiotici
  • Probiotici
  • Simbiotici
  • Postbiotici.

I prebiotici sono utilizzati dai microrganismi come alimento e, allo stesso tempo, possono esercitare un effetto benefico sulla salute dell’ospite. Quelli attualmente disponibili includono gli oligosaccaridi del latte umano (HMO), il lattulosio (zucchero indigeribile di origine sintetica) e i derivati ​​dell’inulina (carboidrato non digeribile dagli enzimi prodotti dall’organismo umano e presente in diversi alimenti di origine vegetale).

Al contrario, i probiotici hanno un impatto diretto sul microbioma intestinale attraverso la consegna selettiva di microrganismi benefici al tratto gastrointestinale. Secondo la definizione dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) del 2002, i probiotici sono microrganismi vivi somministrati in quantità adeguate, che hanno un effetto positivo sulla salute dell’ospite. Nella pratica clinica, i probiotici più comunemente utilizzati sono i batteri del genere LactobacillusBifidobacterium e Streptococcus, oltre al lievito Saccharomyces. Diverse meta-analisi confermano l’efficacia clinica dei probiotici in varie malattie, incluse le infezioni gastrointestinali acute e le malattie infiammatorie intestinali. Vi è, tuttavia, un crescente interesse per un gruppo di preparati: i postbiotici.

Il concetto di postbiotici si basa sull’osservazione che gli effetti benefici del microbiota sono mediati dalla secrezione di vari metaboliti. Tuttavia, la sua definizione precisa rimane in discussione. Secondo Tsilingiri et al., i postbiotici includono qualsiasi sostanza rilasciata o prodotta attraverso l’attività metabolica del microrganismo, che esercita un effetto benefico sull’ospite, direttamente o indirettamente. Ne deriva che i postbiotici comprendano tutte le sostanze di origine batterica o fungina che conferiscono un effetto benefico all’ospite, che non soddisfano la definizione di probiotico e che non sono esclusivamente di natura prebiotica.

Sebbene i postbiotici non contengano microrganismi vivi, mostrano un effetto benefico sulla salute attraverso meccanismi simili che sono caratteristici dei probiotici.

Secondo la letteratura attuale, i postbiotici non sono considerati simbiotici. 

I simbiotici sono, infatti, una combinazione di prebiotici e probiotici che si ritiene abbia un impatto benefico sul microbioma intestinale, così come i postbiotici possano anche rafforzarlo. I simbiotici rappresentano quindi una associazione di probiotici e prebiotici (come ingredienti alimentari non digeribili) che agiscono sinergicamente. 

In definitiva i probiotici sono caratterizzati come “microrganismi viventi che esercitano effetti benefici sullo stato di salute dell’ospite”, migliorano efficacemente l’integrità della barriera intestinale, inibiscono il rilascio di citochine pro-infiammatorie, alterano i marcatori dello stress ossidativo e alleviano i sintomi del diabete di tipo 2. 

FONTI BIBLIOGRAFICHE

  1. “Postbiotici: un passo oltre i pre e i probiotici”

Jakub Żółkiewicz , Aleksandra Marzec , Marek Ruszczyński , 2 e Wojciech Feleszko 1, *Nutrients 2020 agosto; 12(8): 2189.

  1. “Gli effetti dell’integrazione di probiotici e simbiotici su infiammazione, stress ossidativo e concentrazione circolante di adiponectina e leptina in soggetti con prediabete e diabete mellito di tipo 2: una revisione sistematica valutata GRADE, meta-analisi e meta-regressione di studi clinici randomizzati”

Kaveh Naseri, Saeede Saadati, Farahnaz Ghaemi, Damoon Ashtary-Larky, Omid Asbaghi, Amir Sadeghi, Reza Afrisham, Barbora de Courten. Eur J Nutr. 2023; 62(2): 543–561.